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Volkswagen-gate e Livorno, leader toscana della componentistica Economia

Livorno – Oltre 1400 addetti e nove unità locali: la componentistica livornese è sicuramente leader in Toscana e nel 2014–’15 ha avuto una crescita a due cifre. Magna e Pierburg, le due imprese maggiori, hanno una marcia in più: un forte settore ricerca & sviluppo in grado di metterle al riparo da eventuali crisi. Ma l’eventuale onda d’urto del Volkswagen-gate arriverà solo a primavera. Che accadrà allora? Ne parliamo con Umberto Paoletti, direttore di Confindustria Livorno.

Quali sono i riflessi della crisi del gruppo Volkswagen sulla componentistica livornese?

“Il legame del gruppo tedesco fortunatamente non è molto forte con le nostre due imprese leader, Magna e Pierburg, che da sole occupano circa un migliaio di addetti. Magna è leader mondiale di forniture di ferramenta per auto ed è fornitrice di Audi, ma ha clienti sparsi in tutto il globo. Pierburg invece produce pompe d’olio. Possiamo dire che se non ci sono ulteriori scossoni, le conseguenze per la componentistica livornese non sono preoccupanti. Ma i riflessi della crisi del gruppo tedesco arriveranno all’indotto solo fra sei mesi, e dunque bisogna aspettare”.

La prossima primavera sarà dunque cruciale per tutto l’arcipelago automotive legato a Volkswagen. Le misure messe in campo dai tedeschi le sembrano sufficienti?

Francamente i tedeschi non hanno lasciato indietro niente: management decapitato, richiamo dei veicoli, interventi sostanziali di riorganizzazione. Certo il danno alla reputazione dell’azienda è enorme, perché non si è trattato di un errore, ma di una vera e propria manomissione”.

E alle micro-imprese più fragili della componentistica che accadrà?

“Sono imprese di piccolissima dimensione che producono ad altissimi livelli, ma operano esclusivamente sul mercato interno”.

Qual è stato l’andamento del mercato in questi anni?

“Fino a un anno e mezzo fa c’era crisi nera. Fra l’anno scorso e quest’anno invece la componentistica ha assistito ad una ripresa con incrementi a due cifre proprio grazie all’export. Chi era Fiat-dipendente, come Delphi e Trw che erano parte integrante dell’indotto, non ce l’ha fatta. Le altre imprese hanno aumentato progressivamente l’esposizione sui mercati esteri…”

Come sono sopravvissute alla debàcle e soprattutto come sono cambiate le imprese?

“Pierburg e Magna hanno una particolarità, un elemento che può fare una grande differenza in futuro, perché da qualche anno hanno concentrato qui sul territorio i loro centri di ricerca & sviluppo a livello mondiale. Ciò significa che pur trattandosi di un settore molto volatile, la componentistica livornese ha cervelli e know how per la ricerca precompetitiva. L’innovazione di prodotto insomma nasce qui.

In questo momento Confindustria Livorno e Firenze stanno lavorando intensamente con la Regione per far sì che le start up siano aiutate, e le multinazionali che investono qui abbiano canali dedicati, semplificazioni burocratiche. Non possiamo più aspettare, dobbiamo farlo ora”.

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