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Volontariato, il covid non incide sui numeri, ma la solitudine si diffonde Breaking news, Cronaca

Firenze – Alla Toscana non importa del covid, quando si tratta di volontariato. A dirlo, la ricerca “Opinione pubblica e volontariato in Toscana”, condotta dal Cesvot – Centro Servizi Volontariato Toscana in collaborazione con Sociometrica. Intanto, il 96,9% della popolazione sa di cosa si parla, e i più informati sono i laureati. Rispetto all’anno scorso, nonostante le difficoltà pratiche del lockdown e delle altre settimane di chiusura, il numero di persone che ha fatto volontariato è sostanzialmente lo stesso, vale a dire il 16% della popolazione.
Il giudizio che i cittadini della Toscana danno sul volontariato è molto favorevole: l’87,5% lo giudica molto positivo ed il 73% addirittura fondamentale. Ancora una volta è il titolo di studio che fa da spartiacque nel giudizio: ad avere il giudizio più lusinghiero sul volontariato sono il 75,9% dei diplomati e il 73,6% dei laureati. Quando si passa dal giudizio sul volontariato in generale a quello sulle persone – i volontari – la percezione è ancora migliore: il 79,9% ritiene che siano “persone che fanno del bene agli altri e sono da ammirare”. Il massimo apprezzamento si rileva fra le donne e nei giovani adulti con età compresa fra i 30 e i 54 anni. La minima, molto distanziata, fra i giovanissimi con età compresa fra i 18 e i 29 anni.

In crescita rispetto allo scorso anno anche la risposta di chi dichiara sia necessario aiutare chi ha bisogno. Lo scorso anno era il 64,8% della popolazione, adesso è il 69,6%. E quali sono le categorie che meritano maggiormente l’aiuto dei volontari? Al primo posto, con il 53,7% ci sono gli anziani non autosufficienti, con un aumento di oltre il 4% rispetto al 2020. La seconda categoria più indicata è quella dei poveri e indigenti che è cresciuta di 12 punti rispetto allo scorso anno e si attesta al 44,6%. Al terzo posto le persone disabili con il 35,5% e al quarto le donne vittime di violenza domestica. Sotto il 10% le ultime tre categorie indicate nell’indagine: senza fissa dimore, immigrati e dipendenze.

L’indagine ha sondato anche il parere della popolazione toscana su alcuni aspetti del sistema sanitario. È stato chiesto se, alla luce della pandemia, sia migliore un modello fondato sui grandi ospedali o uno più centrato sui presidi territoriali. Il 38,6% dice di preferire una presenza più capillare nel territorio. Si è chiesto poi quale peso dovesse avere il Terzo settore nella sanità e l’86% degli intervistati ha dichiarato un ruolo fondamentale e/o importante principalmente sulle seguenti attività: assistenza domiciliare 58,2%, trasporto sanitario 30%, consegna dei farmaci a domicilio 28%, attività di supporto nelle maxi emergenze18,9%.

Una sezione dell’indagine è stata dedicata a indagare l’impatto dell’epidemia sulla psiche collettiva. Il 77% (oltre due abitanti su tre) dichiara di avvertire una crescita della solitudine, la maggior parte sono i giovanissimi. Il 40,1% dichiara che è cresciuta più la diffidenza che la solidarietà (25,3%) e, ancora una volta, sono i più giovani a denunciare una crescita della diffidenza. Da segnalare anche l’impatto che ha avuto sulla popolazione la chiusura dei circoli ricreativi a causa del Covid: per il 79% delle persone questi luoghi di aggregazione svolgono un ruolo importante e/o fondamentale.

Infine, importante il dato di quante persone si dichiarino disposte a fare volontariato in Toscana.  “Senz’altro” risponde il 32% degli intervistati, “occasionalmente” risponde il 42,7%.

Per Federico Gelli, presidente di Cesvot, “I dati confermano che la società toscana è matura e altruista, che pratica solidarietà e accetta la sfida di occuparsi dell’interesse collettivo e di impegnarsi nel volontariato. E questo malgrado viviamo nel tempo di un’epidemia che, con l’obbligo del distanziamento sociale, ha colpito profondamente il mondo del Terzo settore.
I residenti in Toscana mostrano di gradire la presenza dei volontari soprattutto nel campo della salute e chiedono un sistema sanitario regionale più presente nel territorio, non solo centrato sui grandi ospedali, dove il Terzo settore abbia un ruolo ancor più importante di adesso. I volontari, nella percezione dei Toscani, hanno esperienza solida di relazioni umane e una ramificazione territoriale che può tornare utile ad un potenziamento della rete di assistenza territoriale.
Non mancano, in questa indagine, aspetti che destano preoccupazione: per la prima volta si riscontra una crescita della diffidenza rispetto alla crescita della solidarietà e una crescente sensazione di solitudine. Soprattutto fra i giovani. Sono segnali di malessere, da non trascurare. I luoghi del volontariato possono essere per i ragazzi palestre di vita, di incontri e di relazioni. Negli ultimi tre mesi grazie alla nostra campagna Passa all’azione diventa volontario abbiamo aiutato a diventare nuovi volontari quasi 400 persone il 12% dei quali sono ragazzi sotto i 30 anni. Ancora pochi. Infine un dato che è di grande orgoglio per me e per tutti coloro che a vario titolo collaborano con il Centro Servizi: da questa indagine, che ricordiamo essere campionaria e non rivolta gli addetti ai lavori, risulta che Cesvot è noto al 53,3% della popolazione toscana”.

“L’epidemia – ha sostenuto Antonio Preiti, Direttore di Sociometrica, che ha curato il lavoro – sta scavando nel profondo della mente e delle emozioni delle persone. Ha aggiunto al virus biologico quello della diffidenza, che fa vedere negli altri un pericolo. È un sentimento che si è incuneato in una società apertamente solidale come la Toscana, come per altro l’indagine conferma. Il volontariato è il più grande antidoto alla diffidenza e a ogni sentimento che allontana le persone. Oggi assume un valore ancora maggiore, e chi vive in Toscana l’ha ben capito.”

“Come dimostrato dai dati della ricerca presentata oggi al Cesvot, siamo in una fase in cui il Covid sta giocando un ruolo dirompente nella formazione e nella crescita dei nostri giovani – ha spiegato il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani –  Ciò non ci può lasciare indifferenti. Questo senso di solitudine crescente è il riflesso della mancanza di socialità dovuto alla pandemia. Il volontariato può essere un grande antidoto: essere parte di un’associazione di volontariato diventa oggi il modo per colmare questo bisogno essenziale di relazioni. Attraverso le attività di volontariato si esprime la realizzazione delle persone ed è per questo che il ruolo delle associazioni resta fondamentale come dimostrato dall’indagine di Cesvot”.

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