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Voragine Lungarno Torrigiani, danni per 5 milioni di euro Cronaca

Firenze – A una prima valutazione, i danni che la voragine apertasi sul Lungarno Torrigiani a Firenze porta con sé sarebbe di almeno 5 milioni di euro. Una cifra molto alta, anche se rimangono nell’aria le rassicuranti parole che il sottosegretario alla presidenza del consiglio Luca Lotti ha pronunciato stamane, quando, passate le 11, si è recato a constatare “de visu” lo squarcio che si è aperto nel cuore di Firenze: il governo è disponibile a coprire le spese necessarie per il ripristino di questa ferita ingente.

Nella ricostruzione che si sta tentando in queste ore, il cedimento sarebbe stato provocato da due rotture, la prima, verificatasi intorno a mezzanotte, che non solo aveva fatto intervenire la squadra di Publiacqua oltre ai vigili urbani e alla polizia con conseguente chiusura del Lungarno, ma era stata riparata. Sul luogo, era rimasta la pattuglia delal polizia municipale, che aveva fatto spostare 12 autovetture. Dal sistema di rilevamento di Publiacqua tutto risultava tornato alla normalità, fino a quando si era verificata la seconda rottura, quella che avrebbe fatto collassare il Lungarno. La rottura che alle 6,15 ha accompagnato il disastro ha interessato la ‘dorsale’ dell’acquedotto sulla riva sinistra dell’Arno, ovvero la conduttura principale per l’Oltrarno. 

Intanto, fra le ipotesi prese in considerazione rientra anche la possibilità che la chiusura, che potrebbe essere avvenuta per il primo guasto, dell’afflusso d’acqua possa aver avuto come conseguenza un brusco rialzo di pressione sulle altre tubature, realizzando ciò che in gergo si chiama “colpo d’ariete”, e che avrebbe provocato la seconda rottura. 

Intanto da Palazzo Vecchio il sindaco Dario Nardella attende dalla società che gestisce l’acquedotto fiorentino “spiegazioni”, mentre la polemica si alza: fra il sindaco e Publiacqua, circa il legame di causa effetto e la sequenza temporale che lega prima rottura-seconda rottura- collassamento del Lungarno e amministrazione e opposizioni. Ma il problema fondamentale resta la corsa contro il tempo che si è già aperta: infatti, i lavori di ripristino dovranno essere conclusi entro l’autunno, dal momento che, come la città intera ben ricorda, è quello il periodo in cui l’Arno, ingrossato dalla piogge, sferza con tutta la sua forza le spallette cittadine.

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