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Web Archelogia: riportata alla luce l’antica social community di GeoCities Internet

Premessa: il termine “archeologia” di solito si applica al ritrovamento di reperti storicamente perduti  centinaia o migliaia di anni fa. Qui si parla dello “scavo” di una civiltà sepolta solo 2 anni fa. Scaviamo in Internet: la storia qui ha altri ritmi.

Immaginate che, da un giorno all’altro, FaceBook o MySpace scompaiano. Interruttori tirati giù: milioni e milioni di utenti a giro per il web alla ricerca del link perduto. Cosa potreste fare come utenti per salvare una catastrofe? Niente. O quasi. Immaginate solo quanta tecnologia c’è dietro al colosso di Mark Zuckerberg ad esempio: non sarebbe possibile ricostruire tutto in tempi brevi. Certo, le strade della protesta web ora sono infinite rispetto a quelle che, negli anni ’90, non poterono assolutamente tutelare la scomparsa di un gigante come GeoCities. Molti di voi non si ricorderanno, lasciate che vi racconti questa storia.

Agli albori di internet – si parla della metà degli anni ’90 – acquistare uno spazio su di un server per pubblicare il proprio sito web aveva costi proibitivi. Le aziende cominciavano a pianificare nel loro bilancio investimenti pro-internet, ma ancora eravamo ben lungi dall’utilizzo odierno. Le entrate di internet derivavano soprattutto dalla vendita di spazi e meno dall’indotto pubblicitario. Non esistevano blog, portali informativi, giornali online. Molti privati non avevano nessuna possibilità di pubblicare gratuitamente le proprie idee, come oggi. Erano i tempi in cui la “tabella html” era una forma d’arte. Oggi i colori e l’utilizzazione degli spazi in queste pagine ci fa sorridere.

Ecco la rivoluzione. Alla fine del 1994 David Bohnett e John Rezner fondarono GeoCities, che allora si chiamava Beverly Hills Internet (BHI). Spazio gratis per chi voleva costruire le proprie pagine web. Una manna dal cielo. Ci si registrava e si sceglieva una “città” (alias uno spazio server) dove salvare il proprio sito. Ogni city si distingueva per il suo contenuto: così Hollywood era dedicato all’intrattenimento e Silicon Valley alla tecnologia informatica.
I nuovi membri si iscrivevano e sceglievano poi un quartiere della città. Questo quartiere diventava parte dell'indirizzo web del membro insieme a una sequenza assegnata per rendere l'URL univoco (ad esempio, "www.geocities.com/RodeoDrive/numero"). Chat, bacheche, e altri elementi di "comunità" si sono aggiunti poco dopo. Questo favorì una crescita velocissima. Crebbe la prima social community web.

Nel 1995 la BHI aggiunse nuove città. Migliaia di “cittadini” si segnavano ogni giorno  e alla fine di quell’anno il social registrava 18 milioni di pagine visitate in un mese. Niente rispetto ai 500 milioni di utenti FB del 2010, ma tantissimo per quei tempi. Nel 1996 Beverly Hills Internet cambiò nome in GeoCities e la sede principale si spostò a Santa Monica con un distaccamento a Manhattan, in Park Avenue.

Iniziarono i primi investimenti da parte delle “major” Internet di allora. Il colosso Yahoo! (allora secondo solo a AOL, AmericaOline) si impegnò finanziariamente in GeoCities per la creazione di servizi premium a pagamento. Nel 1997 venne introdotta la pubblicità nelle pagine, con grande disappunto degli utenti. Nonostante questo il numero di cittadini cresceva vertiginosamente. GeoCities era il quinto sito più visitato e in ottobre gli “Homesteader” (così si chiamavano i proprietari dei siti) furono un milione.

Nel 1998 GeoCities divenne pubblica e quotata in borsa. Le azioni passarono velocemente da un valore iniziale di 17$ a 100$. Nel 1999 era la terza potenza Internet.

Poi l’inizio della catastrofe. Nel gennaio del 1999 Yahoo! acquisì GeoCities per 3,57 milioni di dollari. Questo non piacque agli utenti, che lasciarono il sito soprattutto per le nuove regole imposte. I nuovi termini di servizio prevedevano l’acquisizione da parte di Yahoo! di tutti i diritti rispetto ai contenuti, testi, multimedia, immagini e foto. Cambiò anche il sistema di indirizzamento, che perse il fascino del “primitivo” quartiere.
Le nuove regole economiche imposte da Yahoo! in un decennio portarono al declino inesorabile di GeoCities. Nel 2009 Yahoo! annunciò che chiudeva la sezione statunitense del sito e, dopo un breve periodo, rese inaccessibile tutto il contenuto. "GeoCities is closing on October 26, 2009" (questo l’epitaffio sulla home). Oggi il servizio rimane attivo solo in Giappone (vale la pena darci un'occhiata).

Rupert Goodwins, editore del sito ZDNet, sostenne che la chiusura di GeoCities era la fine di un'era.
"Penso che GeoCities è stata la prima prova che si potrebbe avere qualcosa di veramente popolare e continua a non fare soldi su Internet. E ' stato un esperimento interessante nel periodo pre-industriale dell'era di internet, ma dopo l'esuberanza iniziale su quello che il web potrebbe fare, si è rivelata più complicata di un semplice servizio di hosting gratuito. È necessario dare agli utenti strumenti per fare realmente le cose e rendere queste cose semplici, una delle ragioni per siti come Facebook e MySpace sono così popolari".

Poco dopo la chiusura Intenet Archive iniziò un progetto di “salvataggio” di alcuni contenuti di GeoCities e così fece anche InternetArchaeology.org.
Con l’anniversario della “distruzione” di GeoCities, The Archive Team ha rilasciato in internet un file torrent di 650GigaByte con tutto il contenuto salvato al momento.

Qui si inserisce, quest’anno, il nostro artista del web, il web-archeologo Richard Vijgen, che ha pensato di usare i dati di GeoCities per creare una mappa interattiva, navigabile da touchscreen, di questa “civiltà sepolta”:  The Deleted City. Un’opera d’arte telematica che racchiude in sé tantissime, piccole e grandi storie. Navigare al suo interno ci fa sorridere e a volte ci commuove, in un mosaico di sentimenti e ricordi rimasti impressi nei meandri di GeoCities. Certo, non è Pompei, ma, nella storia di Internet, come detto all'inizio, ha la sua valenza.

Anche se in Internet il tempo scorre velocemente – e due anni, con il progresso tecnologico sembrano infiniti – grazie alla Archeologia Web la tutela dei byte salvati diventa memoria condivisa all’interno della nostra cyber-civiltà.

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