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Web: Danti, come lottare contro il digital divide in Europa Internet

Firenze  – Nicola Danti nato a Pelago(Fi) nel 1966 con una solida esperienza istituzionale sul territorio da Vice Sindaco di Pontassieve a Presidente della Comunità Montana, poi  Consigliere regionale( e Presidente della Commissione cultura) è stato eletto al Parlamento Europeo  il 25 Maggio 2014.  Gli abbiamo chiesto, dopo sei mesi di attività,come sta vivendo questa esperienza

Tra le sue iniziative c’è una proposta di risoluzione per la tutela dei consumatori nel mercato unico digitale… Puoi sintetizzarci di cosa si stratta?
 La risoluzione che abbiamo recentemente approvato al Parlamento europeo sottolinea le condizioni necessarie allo sviluppo di un vero mercato unico digitale all’interno dell’Unione europea, che coinvolga pienamente tutti i cittadini e sia al servizio dei consumatori, tutelandone la sicurezza e la privacy. Il settore digitale può offrire grandi potenzialità di sviluppo, di crescita economica e di inclusione sociale alla nostra società: occorre, tuttavia, eliminare i tanti ostacoli ancora esistenti e superare l’attuale divario digitale tra i paesi europei. In particolare, sarà necessario lavorare a livello europeo per garantire la piena inclusione di tutti i cittadini in questa nuova dimensione della nostra vita, avvicinandoli sempre di più, in modo chiaro e semplice, alle nuove tecnologie; dobbiamo anche accrescere il livello di sicurezza delle reti e dell’informazione nonché garantire una concorrenza effettiva tra gli operatori economici, anche in questo settore sempre più strategico della nostra economia.”

In Italia proclamarsi  anti-euro è  di moda… ma  non sarebbe meglio chiedersi quali scenari si aprirebbero con un ritorno alla lira?
Nelle tante iniziative della mia campagna elettorale ho affermato spesso che “Fuori dall’Euro non c’è una Lira”. Se pensiamo agli sforzi che abbiamo fatto in questi decenni per condividere un’idea di sviluppo, la sola idea di tornare alle monete nazionali mi pare a dir poco anacronistica. La risposta alla crisi di questi anni infatti non è “meno Europa”, ma “più Europa”. Abbiamo bisogno di pianificare insieme le azioni in risposta alla crisi globale e alle sfide della globalizzazione: solo un’Europa veramente unita può competere con i grandi colossi economici mondiali in continua espansione.

 I veri  problemi dell’Europa, dunque, non sono  euro sì o no  ma  un cambio della politica. Quale?
Credo che questo sia il momento buono per rilanciare il nostro sogno europeo, per costruire un’identità e una politica davvero europea. E’ quello che sto cercando di fare, nel mio piccolo, nelle iniziative sul territorio. Abbiamo infatti programmato un percorso di formazione politica che ci accompagnerà in questi 5 anni. Si chiama “Pensare Europei” proprio perché vorrei davvero che si iniziasse ad abbandonare le logiche nazionali in favore di una prospettiva finalmente comunitaria. Queste iniziative sono rivolte ai giovani, vero futuro del nostro continente, e agli amministratori, che possono attingere ai tanti finanziamenti che l’Europa mette a disposizione di imprese ed enti locali. Dobbiamo infatti portare l’Europa in ogni realtà, spiegandone le potenzialità e affrontandone anche i limiti: solo così possiamo ricollegare cittadini e istituzioni separati in questi anni dalla durezza della crisi. 

Quale è stato il primo impatto con  l’attività del Parlamento europeo?  Quali sensazioni, quali emozioni?

Sedere fra i banchi del Parlamento Europeo è davvero una grande emozione. Essere uno dei 73 rappresentanti italiani ti carica di grandi responsabilità, ma ti riempie di orgoglio. Se dunque devo definire in una parola questi primi sei mesi a Bruxelles credo sia proprio “orgoglio” la parola più adatta. C’è infatti molto interesse da tutta Europa intorno al nostro paese, al governo e al risultato del Partito Democratico alle elezioni del 25 maggio: l’orgoglio nostro sta nell’essere riusciti a restituire un nuovo sogno all’Europa, in risposta alle derive antieuropeiste che cercavano di affondarla. C’è davvero la sensazione che l’Italia e l’Europa possano uscire da questa crisi.

 

 

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