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Welfare e lavoro, Spinelli: “I salari sono troppo bassi” Cronaca, Società

Firenze – Sui temi del welfare regionale anche in rapporto alle problematiche poste dalla pandemia, al ruolo con il terzo settore e alle dinamiche sociali legate alla ripresa abbiamo parlato con Serena Spinelli assessora regionale alle Politiche sociali, all’edilizia residenziale pubblica e alla cooperazione internazionale  

Crescono i poveri e le povertà assolute. Perché il reddito di emergenza non ce la fa a ridurre le nuove povertà? 

Purtroppo le conseguenze economiche e sociali della pandemia hanno colpito duramente laddove c’erano già situazioni di fragilità, di marginalità e di precarietà. Come un grande evidenziatore delle criticità e delle disuguaglianze sociali. E oltre a questo ha ampliato la fascia di persone che si trovano in condizioni di bisogno o addirittura di povertà. L’Istat ci dice che sotto la soglia ci sono 5,6 milioni persone e che quindi si tratta di un’emergenza sociale e che il tema deve essere al centro dell’agenda politica del nostro Paese, soprattutto quando si tratta di decidere come orientare e spendere le risorse europee del Recovery Plan. Nessuno degli strumenti attualmente previsti arriva a coprire l’intera platea della povertà, sono stati in grado di tamponare le conseguenze della pandemia, di arginare un’onda che sarebbe potuta essere ben peggiore. Ma è da tempo che occorre ripensare il sistema dei sussidi e dei sostegni economici contro la povertà, tornando a discutere la previsione di un vero reddito di base e di un ammortizzatore sociale universale che copra tutti i cittadini. Così come da troppo tempo viene rinviata, nel nostro Paese, una grande questione, che è quella dei salari, che sono troppo bassi e non reggono il confronto con molti altri Paesi europei. Oltre alla povertà, infatti, non si può più tollerare la situazione di troppi “lavoratori poveri”.     

Si  prevedono nuove iniziative della Regione per  la solidarietà sociale? E  ci sarà anche  una collaborazione con il terzo settore? 

Il tempo che ci attende è denso di rischi e preoccupazioni sociali a seguito delle conseguenze economiche e sociali della pandemia, che hanno colpito maggiormente chi già si trovava in condizioni di fragilità e che hanno allargato la fascia del bisogno e della povertà. Il rischio che dobbiamo in ogni modo cercare di scongiurare è che a fronte di tutto questo le nostre comunità si ritrovino con un tessuto sociale più debole e più disgregato, in cui le molte persone sarebbero ancora più vulnerabili.

La solidarietà sociale rappresenta uno degli elementi essenziali della socialità e delle pratiche civiche radicate nelle nostre collettività. Dobbiamo continuare ad alimentarla e a valorizzarne anche il rinnovamento, per renderla sempre più aderente ai tempi che stiamo vivendo e alle sfide che ci aspettano. Da tempo la Regione Toscana ha impostato i processi di governo locale e regionale sul principio della corresponsabilità tra pubblico e soggetti dell’economia sociale. Il terzo settore è quindi parte integrante delle nostre politiche di welfare. Per la sua storia e la sua presenza diffusa sul territorio è un pilastro fondamentale che opera tra Stato e mercato e offre competenze, visioni, idee alla realizzazione della coesione sociale e del benessere delle nostre comunità locali.

E’ in questo senso che gli è anche riconosciuto un ruolo centrale dalla stessa legislazione regionale, nella quale si è inserita la partecipazione del Terzo settore nelle attività di coprogettazione e coprogrammazione degli interventi territoriali. In questo modo il terzo settore non si limita a proporre e gestire una serie di attività, ma può farlo, appunto, programmando e progettando le attività insieme agli enti locali e alle istituzioni.

Si tratta del riconoscimento e della valorizzazione della capacità del terzo settore di intercettare i bisogni, di riconoscerli nel momento in cui sorgono sul territorio e quindi lavorare con le istituzioni per mettere in campo le risposte più adeguate.

Gli anziani hanno pagato un alto prezzo nella pandemia. E’ quindi  importantissima la loro perdurante copertura vaccinale anche in futuro. E’ il caso di organizzare le prossime campagne vaccinali con apposite iniziative  “a misura di anziani” (ad esempio per facilitare al massimo  i procedimenti di prenotazione)?

Gli anziani hanno pagato il prezzo più alto dal punto di vista delle conseguenze sanitarie della pandemia. Il Covid ha portato sintomi molto gravi e al decesso in gran parte le persone anziane e quelle fragili per patologia. Per questo sono stati tra le categorie prioritarie per la campagna vaccinazione, a partire da coloro che vivono in RSA. Ci sono state delle fasi di criticità, sia per quanto riguarda le priorità che per l’accesso al sistema di prenotazione. Dobbiamo però tenere conto che nessuno aveva mai affrontato una pandemia e si era mai trovato a dover organizzare una campagna di vaccinazione di massa in così poco tempo e partendo da zero per quanto riguarda la disponibilità di vaccini. A mio parere la risposta che la Regione e tutti i soggetti in coinvolti hanno messo in campo per la campagna di vaccinazione è stata più che buona, anche i numeri adesso lo dimostrano, e si può senz’altro migliorare ancora. La difficoltà nell’accedere a un sistema di prenotazione on-line da parte della popolazione anziana è uno degli aspetti su cui farlo, per il quale nei mesi scorsi si sono attivati in tal senso anche i Comuni e molte realtà associative sui territori.

Le riaperture segneranno anche un rilancio delle attività delle associazioni. Quanto  è importante, sul piano sociale,  che si determini un nuovo slancio  del terzo settore sul territorio? 

Anche in Toscana il Terzo settore ha subito le ripercussioni della pandemia, molte attività sono state fondamentali per affrontare l’emergenza sanitaria e sociale, mentre molte altre sono rimaste a lungo sospese. Si è resistito grazie alle attività istituzionali, per chi appunto ha potuto realizzarle, ma soprattutto grazie a un comportamento resiliente, che ha puntato a fare ogni sforzo necessario per non interrompere esperienze pluridecennali, come quelle di molti circoli. Un comportamento davvero straordinario, che conferma ancora una volta la grande rilevanza dal punto di vista civile e della coesione sociale delle nostre comunità e del valore del patrimonio che queste attività rappresentano per la nostra regione.

Con loro abbiamo condiviso l’allarme legato alla sopravvivenza post-pandemia di molte attività, con il rischio che molte realtà non riuscissero a ripartire, lasciandoci così con comunità più disgregate e meno solidali, a fronte di un aumento di bisogni e difficoltà.

La Regione è intervenuta mettendo a disposizione dei soggetti del terzo settore risorse economiche per oltre 4 milioni  di euro nel 2020 e oltre 7 milioni nel 2021, per aiutarli a superare le difficoltà dovute alle conseguenze della pandemia e a rigenerarsi, per essere ancora più determinanti nell’azione sociale che mettono in campo. Quello che non possiamo permetterci è perdere il prezioso patrimonio espresso dal nostro terzo settore, dal volontariato, dalle associazioni. Già così importante prima del pandemia, lo dovrà essere ancora di più per superarne le conseguenze sociali all’insegna dell’inclusione e della coesione delle nostre comunità.

Foto: Serena Spinelli

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