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Woodman e Vaerslev al Marini: due artisti di territorio Cultura

Firenze – Betty Woodman  è considerata una delle più importanti artiste contemporanee capace di realizzare una vera e propria rivoluzione nel mondo dell’arte attraverso un uso personalissimo e sperimentale della ceramica. Newyorkese, da molti anni ormai trascorre la metà dell’anno nelle colline toscane, all’Impruneta, il marito è George Woodman pittore e fotografo di fama internazionale, madre di Charles video – artist e di Francesca, scomparsa troppo presto.

Il Museo Marino Marini le rende omaggio con una personale, a cura di Vincenzo de Bellis dedicata alla produzione degli ultimi quindici anni e che prosegue il percorso già avviato con la mostra dedicata a Giò Ponti. In contemporanea, “Inner Beauty”, un progetto appositamente pensato e realizzato per gli spazi del museo a cura di Alberto Salvadori, direttore del Museo, dell’artista trentaseienne norvegese Fredrik Vaerslev con due serie di opere i “Trolley Paintings” e “ Glass Paintings”. Le due mostre che saranno inaugurate al pubblico domani,  sabato 19 alle ore 19, sono state presentate stamattina  alla stampa alla presenza degli artisti, del curatore, del  direttore del Museo e di Carlo Sisi.

“ Due progetti – come ha sottolineato Alberto Salvadori – che vedono come protagonisti due artisti che hanno un riferimento al territorio fiorentino”. Se Betty Woodman che possiamo considerare fiorentina d’adozione produce gran parte dei suoi lavori qui in Toscana, Fredrick Vaerslev artista protagonista della nuova scena internazionale, per la realizzazione delle sue opere ha potuto contare sull’aiuto di artigiani locali. La mostra della Woodman si articola su due livelli, al piano di sopra le sculture tridimensionali in stretto dialogo con i lavori di Marino Marini, sotto nella cripta invece la produzione più squisitamente pittorica. Off Botticelli 2013 è una composizione che riempie la prima sala della mostra, un giardino immaginario che evoca Botticelli, dai colori vivaci, frammenti di ceramica che alludono a colonne avvolte dalle viti.

“Guardo molto a Bonnard, Picasso, Matisse” dice l’artista. Come non riconoscere nelle sue opere i richiami e le tavolozze degli artisti prediletti. “ I colori e la pittura nella ceramica mi hanno dato la possibilità di ampliare il mio lavoro ed hanno aperto nuove possibilità”. Segue Theater 3 un lavoro del 2001, un palcoscenico che offre al suo pubblico vasi dalla linea etrusca, e Lucia’s Room in cui l’artista si confronta con l’iconografia delle nature morte. Nel Sacello della cripta Vase Upon Vase, il vaso forma iconica per eccellenza si manifesta nella sua tridimensionalità, sovvertendo il rapporto tra oggetto scultoreo e basamento e in Aztec Vase and Carpet la tela diventa un tappeto di domestica memoria.

Sempre nella cripta le opere di Inner Beauty, i dipinti Trolley Paintings realizzati con una striping machine che distribuisce sulla tela la vernice, al limite del controllo e i l risultato è la sovrapposizione di segni, quasi un collage che inserisce nella tradizione della pittura gestuale e I Glass Paintings, un corpo di opere che si ispirano agli oggetti della cultura folk norvegese del secondo dopoguerra, che derivano dalla tradizione artigianale dei Sinti, realizzati in vetro acrilico smerigliato e retroilluminati. Particolarmente curato e innovativo l’allestimento, una pittura nello spazio, la possibilità di visionare l’opera d’arte da diversi punti di vista, facendole acquisire una terza dimensionalità. In perfetta armonia con l’arte scultorea del grande Marino Marini di cui il Museo è il sacro scrigno.

 

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