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Zurlì non è un Mago Opinion leader

Lo avrete capito, lo sapevate già da tanto tempo ebbene sì, anche Zurlì non è un Mago. Nessun coniglio, nessuna verità. Le vicende di Giannino, anche quella dello Zecchino d’oro, hanno movimentato l’animo e il sentimento degli italiani in un modo o nell'atro; deprecando, scusando, ridendo o rimproverando l'azzimato impostore ora sospeso a Presidentis.

C'è del patologico in tutto questo? Forse. La debolezza di Giannino avrebbe ridotto il paese a conseguenze ridicole se avesse vinto? Nella migliore delle previsioni, egli avrebbe ottenuto un buon risultato, seppure nessun dio impone di votare PD e PDL per forza clientelare. La mano di Berlusconi, secondo ammirati amici, sarebbe stata pronta a colpire, se non fosse stato Zingales stesso a denunciarlo, per ridurre il danno elettorale di “Fare”. Probabile che egli sia l’indiziato numero “uno”, visto la fame di voti, che Giannino si apprestava a togliergli. In questa brutta storia una riflessione la vorrei fare: la clamorosa vicenda dagli aspetti grotteschi, pone alcune domande da valutare. Il leader di "Fare" sarebbe stato influenzabile nelle decisioni politiche per la sua vulnerabilità psicologica? Le sue scelte, qualora fosse stato eletto alla Camera, potevano essere non ponderate dalle sue capacità d’analisi fino a modificare le caratteristiche politiche del movimento che rappresentava? Possibile. Figuriamoci l'influenza sulle faccende finanziarie. Nessun “titolo” merita abbastanza credito se non sei capace. Oscar Giannino seppur senza “titolo”, è capace, ma in Italia"il foglio" sta al perbenismo controriformista, come il merito al puritanesimo anglosassone. Alle "Invasioni barbariche" Giannino ha sofferto l'intervista, contorcendosi l'anima oltre che sulla sedia. Fosse stato un Fiorito, un Berlusconi od uno come Lusi, avrebbe con una bella faccia tosta, attaccato e rivendicato il suo comportamento. Bisogna essere lupi per stare tra i lupi; anche se vispi, come ad esempio Monti, che se la batte bene con Berlusconi e Bersani. Lui i titoli ce li ha, ed anche il prestigio, per essere un capo del governo rispettato pure all’estero. Valutiamo con giustizia e criterio le "palle elettorali" di Oscar Giannino, sapendo che ne abbiamo viste, e ne vedremo ancora e di peggiori, continuando a pensare che i soliti noti devono andare a casa: go home.

Enrico Martelloni

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